Capitolo 2 Il vortice del tempo


 I ragazzi si ritrovarono al centro del vagone, ma non era più lo stesso posto di prima.

Non c'era più l'aria umida del deposito, né il suono del vento che sfiorava le rotaie.

Il vagone sembrava un grande tunnel di metallo, le pareti sfumavano in ombre indistinte e il pavimento tremava lievemente, come se si trovassero all'interno di un organismo vivente.

«Cosa sta succedendo?» sussurrò Andrea, il suo sguardo perso nel vuoto.

«Non capisco niente.»

Matteo guardava con occhi preoccupati.

«Non è possibile. Questo posto… non è come pensavo.

Non è più solo un deposito di vagoni. Sembra… un portale.»

«Un portale?» Fabio alzò un sopracciglio.

«Questo è solo un vecchio vagone arrugginito, Matteo. Stai perdendo il controllo.»

«No,» rispose Matteo, scuotendo la testa con decisione. «Guarda bene.

Questo non è solo un vagone, è qualcosa di più. Lo sento.»

Andrea fece un passo indietro, le mani tremanti.

«Io non voglio sentire niente, ragazzi. Qui c’è qualcosa che non va… dobbiamo uscire da questo posto, subito.»

«Ho la sensazione che non sarà così facile uscirne,» intervenne Matteo, guardando l’oscurità che avvolgeva l’interno del vagone.

Fabio, che di solito era il più prudente, si avvicinò alla parete del vagone e appoggiò la mano su di essa.

«È calda,» disse, con un filo di voce. «Non sembra più solo metallo.

C’è qualcosa dentro. È come… come se fosse vivo.»

All’improvviso, una luce blu intensa esplose in mezzo al vagone, facendoli sussultare.

La luce si espanse, come un’onda viva che respirava.

Il metallo tremolò, ma non produceva suono, come un lampo intrappolato.

Quando il bagliore si attenuò, la figura apparve.

Non era un uomo.

O forse lo imitava soltanto.

La sua forma sembrava scolpita nella luce: contorni instabili, assenza di ombra, vibrazioni sottili lungo le braccia.

Le fenditure azzurre che aveva al posto degli occhi erano ferme, senza pupille, come porte aperte su un luogo sconosciuto.

Andrea non emise un solo suono: restò rigido, come se qualcuno avesse premuto “pausa” sul suo corpo.

Fabio fece un mezzo passo indietro, sforzandosi di restare lucido.

Matteo, invece, avanzò di un passo, la voce spezzata ma ferma: «Qualunque cosa tu sia… noi non dovremmo essere qui. Lasciaci tornare indietro.»

La figura non reagì a quelle parole.

Le fenditure luminose si strinsero.

Un movimento minimo… sufficiente a far vibrare l’aria.

Il vagone trattenne il respiro.

Il silenzio si fece pesante.

Matteo sentì la gola chiudersi, ma trovò la forza di parlare:

«Chi… o cosa sei tu?

E facci uscire da qui! ORA!»

Le fenditure azzurre si aprirono lentamente, come se stesse scegliendo le parole.

Quando parlò, la voce non uscì dalla bocca, ma riempì l’aria attorno:

«Sono il Custode del Tempo.»

Andrea sbarrò gli occhi.

Fabio trattenne il respiro.

«Il Tempo è ferito. Una crepa si allarga ad ogni battito del mondo.

Se non verrà ricomposto… tutto ciò che conoscete svanirà.»

Matteo serrò i denti.

«Tutte balle!» esclamò.

La figura avanzò.

Non camminava: scivolava, senza peso né passi, come un’ombra che ignorava il suolo.

Le fenditure luminose si illuminarono.

«…va trovato.»

«Cosa?!» sputò Matteo.

Una pausa densa cadde nel vagone.

Poi, come un colpo secco nell’aria:

«L’Artefatto. Solo chi è scelto dal Tempo può trovarlo.»

Quando il Custode fu così vicino da colmare tutto il suo campo visivo, Matteo vide la verità.

Nessuna sostanza. Nessuna carne. Nessun peso.

Era luce condensata, vuoto in forma di presenza.

Un’eco profonda vibrò nell’aria.

«Tu… sei il prescelto.»

Matteo serrò i pugni fino a farsi male.

«Io non sono un bel niente.»

Le fenditure degli “occhi” si aprirono, come se la figura stesse valutando ciò che aveva davanti.

Il vagone riprese a pulsare, un battito lento e inquietante.

Matteo sollevò il mento, sfidandolo:

«Non abbiamo paura di te. Lasciaci andare.»

La figura si fermò.

Un secondo si allungò come un filo teso.

Infine la voce giunse fredda, stabile:

«Sei coraggioso, ragazzo…»

Un lieve tremolio della luce, come un avvertimento:

«…ma non ti basterà.»

La figura si dissolse in un bagliore sottile, lasciando dietro di sé un vuoto che sembrava rimbombare nel petto dei tre ragazzi.

Laura♥️

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