Cap V Il custode del tempo
La risposta della strada non fu immediata. Restò sospesa, trattenuta, come se stesse valutando qualcosa che non dipendeva solo dal movimento dei loro piedi. Matteo rimase immobile. Il piede, ancora sollevato per un istante, tornò lentamente indietro. L’ombra che aveva seguito il passo si dissolse. Il terreno tornò uniforme. Fabio lasciò uscire l’aria che stava trattenendo. Non disse nulla. Matteo aveva la sensazione precisa di essere osservato. Non da un punto davanti a loro. Da tutto. Il silenzio cambiò consistenza. Non diventò più forte. Diventò più teso. Fu allora che la presenza si fece sentire. Non arrivò con un rumore. Non ci fu alcun movimento visibile. Era come se una parte dello spazio avesse deciso di emergere. La strada davanti a loro si assottigliò. Il cielo parve arretrare, come se non fosse più disposto a contenere ciò che stava accadendo. La figura era lì. Non apparve. C’era già. Matteo sentì un brivido attraversargli la schiena. Non era paura. Era riconoscimento. ...